
La Famiglia Farnese
Nonostante non ci siano prove storiche, presumibilmente le origini
della famiglia sono longobarde e la loro terra d’origine era l’antica terra di
Farnetum. Le prime notizie che si hanno di Farnese o Farneto, sono molto tarde
(circa 1210), ma sappiamo dell’esistenza di Sala, centro di certa origine longobarda, e che il territorio di Farnese era compreso in
un feudo posto sotto la protezione di Orvieto. In questa città i membri della
famiglia venivano appellati come i signori “de Farneto” e la loro presenza è
ampiamente documentata. Tra i personaggi
più noti di quei tempi possiamo ricordare Pepone di Pietro
e Ranuccio, presenti alla Pace di Venezia del 1177 in qualità di rappresentanti
della città di Orvieto; Pietro di Ranuccio, comandante nella guerra del
1320-1321 contro Corneto (l’attuale Tarquinia); Monsignor Guido, vescovo della
città fin dal 1302 e consacratore del Duomo in cui verrà conservato il Corporale
macchiato dal sangue del “Miracolo di Bolsena” (1263).
I Farnese tornarono nella Tuscia nel 1319. In quell’anno
presero possesso dei territori di Farnese e di Ischia, del Castello di Sala e di
quello di San Savino, nei pressi di Tuscania. Nel 1354 il Cardinale Egidio
Albornoz, in segno di gratitudine del Pontefice per l’aiuto militare ricevuto
nel recupero delle terre e dei castelli perduti durante la cattività avignonese,
concesse a Puccio, Pietro e Ranuccio Farnese il territorio di Valentano. Nel
1368 Nicolò Farnese, dopo l’attacco del Prefetto Giovanni di Vico, portò in
salvo il Pontefice Urbano V prima nella Rocca di Viterbo e, successivamente, in
quella di Montefiascone. Queste prove di fedeltà permisero alla famiglia di
confermare il possesso dei territori posti sotto il suo dominio, di vantare una
serie di privilegi nei confronti della Camera Apostolica tali da permettergli di
imparentarsi con le maggiori famiglie dell’epoca (gli Orsini, i Savelli, i
Colonna, i Monaldeschi e gli Sforza di Santa Fiora) e di instaurare rapporti
diplomatici con le Signorie di importanti città quali Siena, proponendosi come
famiglia padrona dell’Alto Lazio.
Nel XV secolo si assistette ad un incremento della potenza della famiglia, tanto che il territorio posto sotto la loro influenza si estendeva fino a comprendere la sponda occidentale del lago di Bolsena, comprese le due isole (Martana e Bisentina) e la fascia di territorio compresa tra i Colli Vulsini ed il mare, fino a Montalto. L’artefice di questa nuova espansione fu Ranuccio Farnese, marito di Agnese Monaldeschi che, grazie alla partecipazione a molte battaglie vincenti combattute al servizio della Chiesa o di città come Siena e Firenze si impose come personaggio emergente. È proprio questo condottiero che venne considerato il capostipite della famiglia nel territorio lacuale. Ranuccio morì il 10 agosto 1450.
Dopo la morte di Ranuccio, la politica di avvicinamento della famiglia alla corte papale non si fermò, anzi, grazie al matrimonio tra Pier Luigi Seniore, figlio di Ranuccio, e Giovannella Caetani, figlia di Onorato, Signore di Sermoneta, si trovarono imparentati con una discendente di Bonifacio VIII e quindi con gran parte della nobiltà romana. Fu proprio grazie a questa “gran dama” che i loro figli Giulia “la bella” ed Alessandro, prima Cardinale e poi Papa, riusciranno a distinguersi nel panorama dell’aristocrazia romana.

Alessandro nacque il 28
febbraio 1468 nella Rocca di Canino. Pochi anni dopo i Farnese abbandoneranno
questa residenza per trasferirsi a Valentano. Dal 1487 al 1489 Alessandro studiò
presso la scuola dell’umanista Pomponio Leto a Roma e presso l’Accademia di
Lorenzo dè Medici a Firenze, mostrando grandi doti intellettive. Nel 1491 fu
segretario e notaio apostolico; nel 1493 Alessandro VI Borgia gli concesse la
porpora cardinalizia. Nella Città Eterna non si parlava d’altro che della tresca
tra il Papa e Giulia “la bella”, sorella di Alessandro. Il famoso Pasquino tuonò
contro Alessandro Farnese ed Ippolito d’Este, i due neocardinali, con questa
quartina: Alessandro, tu devi a tua sorella / Giulia il cardinalato, ché la
gonna / alzò, e tu, Ippolito, a madonna / Adriana, che un tempo fu sì bella.
Ma il popolo fu ancora più pungente definendo il “Cardinal Farnese” “Cardinal
Fregnese”. Comunque nonostante queste maldicenze la sua carriera non si
interruppe e, nel 1494, fu nominato legato del Patrimonio di San Pietro in Tuscia.
Infine, pur non essendo ancora sacerdote, nel 1499 fu Vescovo di Corneto e
Montefiascone.
Mentre Alessandro si faceva strada alla corte di Papa Borgia, Giulia si divideva tra il feudo del marito Orsino Orsini e la stanze di Alessandro VI, Girolama si sposava con un Pucci di Firenze ed Angelo, il maggiore dei figli di Pier Luigi (morto nel 1489), rivestiva il ruolo di “capo della casata” e, dalla Rocca di Valentano, si occupava dei possedimenti familiari. In questo periodo la loro dimora, in occasione del matrimonio con Lella, figlia di Nicola Orsini di Pitigliano, avvenuto nel 1488, si arricchì di uno splendido cortile con colonnato inferiore e loggia superiore. Sui capitelli del colonnato oltre alle armi delle due famiglie, vennero scolpiti gli auguri di fertilità e prosperità per la coppia con la rappresentazione allegorica della fioritura del giglio farnesiano e la decorazione a trofei. Angelo Farnese morì a Capodimonte nel 1494 e Lella, per essere fedele al giuramento coniugale si fece suora di clausura nel convento delle Murate a Firenze.
Nonostante Alessandro Farnese
fosse considerato una creatura di Papa Borgia, il suo successore ed avversario,
Giulio II, lo portò dalla sua parte nominandolo Legato della Marca di Ancona
(1502). In questo periodo ebbe una relazione illecita con Silvia Rufini, vedova
di Giovanni Battista Crispo, da cui ebbe quattro figli: Pier Luigi (1503) e
Paolo (1504), legittimati proprio da Giulio II, Ranuccio e Costanza. Nel 1509 fu
nominato Vescovo di Parma e nel giorno di Natale del 1519 vi celebrò la prima
messa dopo la sua ordinazione sacerdotale. La sua ordinazione coincise con un
cambiamento radicale di mentalità e di autodisciplina, teso alla purificazione
dei costumi che sarà lo spirito guida del Concilio di Trento. Il 13 ottobre
1534, all’età di 67 anni, salì al Soglio Pontificio con il nome di Paolo III. Il
suo operato fu però macchiato, in modo evidente, dal nepotismo: immediatamente
dopo la sua elezione creò Cardinali i nipoti Alessandro, figlio di Pier Luigi e
Guidascanio Sforza, figlio di Costanza. Ma la sua creatura prediletta era il
figlio maggiore, Pier Luigi, sposato con Gerolama Orsini di Pitigliano dal 1519.
In un primo tempo lo nominò Gonfaloniere di
santa Romana Chiesa, poi, nel 1537 lo insignì del titolo di Duca di Castro,
titolo che gli conferiva il pieno
possesso e il dominio degli antichi possedimenti compresi fra il mare e il lago
di Bolsena (Castro, Montalto, Musignano, Ponte della Badia, Canino, Cellere,
Pianiano, Arlena, Tessennano, Piansano, Valentano, Ischia, Gradoli,
Grotte, Borghetto, Bisenzio, Capodimonte, Marta, le Isole Bisentina e Martana) e della
Contea di Ronciglione (Ronciglione stesso, Caprarola, Nepi, Carbognano, Fabrica
di Roma, Canepina, Vallerano, Vignanello,
Corchiano, Castel S. Elia). Quale
capitale del nuovo ducato fu scelta Castro che, nel 1527, aveva subito un grosso
saccheggio proprio a causa di Alessandro Farnese che l’aveva fatta occupare
suscitando le ire di Papa Clemente VII. Castro ricambiò la scelta farnesiana
collocando sul proprio stemma, costituito da un leone rampante, tre gigli
azzurri e il motto “Castrum Civitas Fidelis”. I Farnese, coadiuvati da
Antonio da Sangallo il Giovane, ricostruirono completamente la città di Castro,
ma, nel 1545 Paolo III creò il Ducato di Parma e Piacenza. Pier Luigi abbandonò
quindi Castro e si diresse verso Parma, lasciando i territori della Camera
Apostolica per un Ducato che era quasi un Principato.
Purtroppo Pier Luigi non
venne accettato dai nuovi sudditi e il 10 settembre 1547 il Duca fu assassinato
da un manipolo di uomini comandato da Giovanni Anguissola. Pier Luigi fu
sgozzato ed il suo corpo venne gettato nel fossato sottostante il palazzo. Un
anno dopo, la vedova, Gerolama Orsini, fece riesumare il cadavere del marito
per farlo inumare nel sepolcro di famiglia sull’Isola Bisentina. La notizia
della sua morte fu un colpo terribile per il Papa, anche perché si apriva una
disputa con l’Imperatore Carlo V per il dominio sul Ducato, disputa
immediatamente risolta con l’insediamento sul Trono ducale di Ottavio,
figlio di Pier Luigi.
Il 10 novembre 1549, all’età di 82 anni, dopo 15 anni di pontificato, si spegneva Paolo III, assistito dal nipote Alessandro, che avrebbe rappresentato la famiglia Farnese a Roma per i successivi 10 lustri. Alessandro Farnese, primogenito di Pier Luigi, nacque nella Rocca di Valentano il 7 ottobre 1520. Divenne Cardinale all’età di 14 anni e fu immediatamente destinato al vescovato di Parma. I benefici laici ed ecclesiastici di cui godeva vennero valutati in 500.000 scudi annui. Tale cifra, veramente ragguardevole, gli permise di imporsi nella seconda metà del XVI secolo come grande figura di mecenate. Nel 1539 fu inviato in Spagna, quale rappresentante della Sede Apostolica, per trattare la pace con il Re di Francia, la cessione di Milano ed il matrimonio di una figlia di Carlo V. Nel 1541 fu Nunzio Apostolico ad Avignone e vescovo di varie diocesi. Nel 1550 fu uno dei sostenitori dell’elezione di Giulio III, che lo ricompensò assegnando definitivamente al fratello Ottavio il Ducato di Parma e Piacenza. Alessandro morì a Roma il 4 marzo 1589.

Nel 1551 Ottavio, sposo di Margherita d’Austria, figlia di
Carlo V, dovette difendere il Ducato di Parma e Piacenza dall’invasione delle
truppe imperiali e papali, riaffermandone così il proprio dominio. Fu proprio
lui che, grazie ad un accordo politico con Filippo II di Spagna, portò alla
definitiva affermazione del potere farnesiano sul ducato e riuscì a mantenere
sul proprio stemma il “palo di Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa” (1566), come
preciso riconoscimento del suo potere da parte della Santa Sede. Nonostante le
grandi riforme in tutti i campi, anche lui rischiò di cadere vittima di una
congiura perpetrata dal Conte Claudio Landi (1579-1580).
Quando Ottavio si spense, nel 1586, gli successe il figlio Alessandro (1545-1592), sposo di Maria di Braganza del Portogallo. Il Duca ebbe modo di combattere alla battaglia di Lepanto nel 1571, a fianco di Marcantonio Colonna, ed altre battaglie contro gli infedeli nei Balcani. I suoi trascorsi militari lo agevolarono nella nomina a generale comandante nella guerra di Fiandra, dove troverà la morte, nel 1592, a causa dei postumi di una ferita.
Ad Alessandro successe il Duca Ranuccio, che governò con pugno di ferro per circa un trentennio. Nel 1599 sposò Margherita Aldobrandini, nipote di Papa Clemente VIII. Nel 1611 scoprì una presunta congiura ai suoi danni e fece arrestare molti nobili. Il processo farsa portò alla condanna dei congiurati, alla loro decapitazione ed alla confisca dei loro beni. Il Duca morì nel 1622 all’età di 52 anni.
Suo erede fu il figlio Odoardo di appena 10 anni. La
reggenza del Ducato venne comunque assicurata dalla madre Margherita
Aldobrandini e dallo zio Il Cardinale Odoardo Farnese. Nel 1628 Odoardo sposò
Margherita dè Medici. Nel 1636 fu coinvolto nella guerra tra Francia e Spagna;
in questa occasione subì una cocente sconfitta e solo l’intervento del Papa e
del Granduca di Toscana salvarono il suo Ducato. Nel 1641 a causa dei debiti
contratti con l’erezione dei Monti Farnesiani, dovette subire la prima guerra di
Castro contro Papa Urbano VIII Barberini; solo l’intervento della Francia riuscì
a portare la pace tra i due contendenti (1644). Odoardo morì nel 1646.
Ad Odoardo successe il figlio sedicenne Ranuccio; durante
il suo regno i Farnese, per le conseguenze del nepotismo di Paolo III, causa
dell’odio di molte case nobiliari italiane nei loro confronti, persero Castro.
Il 3 dicembre 1649 Monsignor Giulio Spinola, Governatore di Viterbo e Rettore
del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, comunicò a Papa Innocenzo X Pamphili
l’avvenuta distruzione della città di Castro. Il pretesto di questa decisione
era scaturito il 18 marzo dello stesso anno, quando due sicari (Domenico Cocchi
di Valentano e Ranuccio Zambrini di Gradoli), nei pressi di Monterosi, uccisero
il padre Barnabita Cristoforo Giarda, nominato vescovo di Castro contro il
volere farnesiano. Innocenzo X emise la scomunica contro mandanti ed esecutori
del delitto, individuando il mandante in Ranuccio Farnese. Il successivo atto fu
l’occupazione del Ducato di Castro. Innocenzo X, in pieno disprezzo dei patti di
resa sottoscritti il 2 settembre 1649 tra Sansone Asinelli, comandante del
presidio di Castro, e il comandante delle truppe pontificie Davide Vidman,
disponeva non solo per la prevista demolizione delle fortificazioni, ma anche
dell’intera città, senza neanche risparmiare i numerosi luoghi di culto. Secondo
la tradizione sulle rovine della città fu sparso del sale ed innalzata una
colonna con su scritto “Qui fu Castro”. Con la scomparsa della città,
scomparivano dalla Tuscia anche i Farnese. Il passaggio di Castro e Ronciglione
alla Chiesa di Roma fu sancito definitivamente nel 1667 dal Pontefice Clemente
IX. Ranuccio si sposò due volte, la prima con Violante di Savoia (1659) morta
dopo tre anni e la seconda con Isabella d’Este. Morì nel 1694, alla fine di un
secolo in cui la corte di Parma era assurta ad una delle più fastose d’Europa.
Francesco (nato nel 1678), successore di Ranuccio e marito della vedova del Principe Odoardo, Dorotea Sofia di Neuburg, seppe porsi in evidenza come grande politico, riuscendo a far sposare la figliastra Elisabetta a Filippo V di Spagna. Alla sua morte , avvenuta improvvisamente nel 1727, il Ducato passò sotto la reggenza di Antonio (nato nel 1679). Nel 1728 Antonio sposò Enrichetta d’Este, ma nel 1731 morì senza lasciare eredi. Con lui si estingueva la linea maschile della famiglia Farnese. L’arrivo a Parma, nell’ottobre 1732, del Duca Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, sancirà l’eredità farnesiana della famiglia Borbone. (V.B.)